DOMANDE & RISPOSTE.

In quest’area abbiamo raccolto le principali domande che riceviamo quotidianamente dai nostri clienti.

Nella speranza che possano soddisfare i tuoi dubbi, rimaniamo a disposizione per ogni tuo quesito.

Come mai il pellet non va bene?

Innanzitutto dovete controllare se il sacco di pellet che avete acquistato in negozio sia certificato o meno. La certificazione del pellet è un aspetto fondamentale sulla bontà del pellet perchè certifica e controlla severamente tutte le fasi di produzione fino allo stoccaggio finale. Quindi con la certificazione abbiamo la certezza che il pellet proviene da fonti certe e controllate, senza additivi o collanti . Il pellet deve essere CERTIFICATO per avere un ottimo rendimento.
Vedi domanda: Come si riconosce un pellet di buona qualità?

Perchè il pellet mi lascia una crosta sul braciere?

Per prima cosa il pellet deve essere certificato, quindi non parliamo di prodotti anonimi o senza controlli certificati perchè i problemi potrebbero derivare da questo aspetto.
Nella maggior parte dei casi la crosta che si va a creare nel fondo del braciere è dovuto a un mal funzionamento della stufa e non al pellet acquistato (certificato) . Ogni pellet che andiamo ad usare deve essere tarato per il tipo di stufa che abbiamo in casa. Tutte le stufe hanno un parametro dove si può  regolare la caduta del pellet e il  tiraggio dell’aria nel camino.

I pellet sono tutti uguali e funzionano allo stesso modo?

Decisamente NO.
Generalmente ogni pellet che c’è in commercio è diverso l’uno dall’altro, questo perchè il materiale con cui viene fatto ha un peso specifico e una densità diversa. Per esempio , un pellet misto faggio-abete brucia in modo diverso da un puro abete o un puro faggio o qualsiasi altro tipo di legno. Possiamo anche dire  per esperienza che anche con la stessa tipologia di legno ci possono essere delle differenze nel rendimento e nella pulizia (es: puro abete A e puro abete B).

Per produrre i cilindretti di pellet vengono usati collanti?

No. Il pellet viene creato dalla cippatura fine del legno, di seguito trasformata in segatura e viene poi  pressata a temperature elevate. La lignina, principale elemento del legno, agisce come collante e permette la formazione del pellet. Quindi non c’è alcun bisogno di additivi o collanti industriali.

Qual’è il miglior pellet da usare?

Tanti potrebbero dire che il migliore sia il pellet di puro abete ma non è del tutto vero. In generale possiamo dire che i pellets che hanno una buona certificazione (vedi certificazioni pellet) sono ottimi purchè siano tarati con i paramentri giusti, è questo l’aspetto che fa la differenza. Indubbiamente il pellet puro abete  ha un ottima resa e una pulizia che non ha eguali, ma anche gli altri tipi di pellet hanno altre particolarità come la durata e la resa calorifica. Quindi sta all’acquirente scegliere tra le diverse tipologie quale sia il migliore per la propria stufa.

Come si ottiene l’efficienza ottimale di una stufa o camino?

Il raggiungimento dell’efficienza ottimale di un piccolo impianto domestico a legna si ottiene valutando e vigilando su cinque elementi essenziali: la tecnologia avanzata dell’apparecchio, il corretto dimensionamento dell’impianto, la corretta realizzazione e regolazione dell’impianto, la buona qualità del combustibile, la corretta gestione dell’impianto.
A migliore efficienza corrispondono minori spese per il riscaldamento e minor inquinamento.

Stufe e caldaie devono essere certificate?

La certificazione delle caldaie a legna non è obbligatoria.
È invece obbligatoria quella di stufe e caminetti (EN 13229, EN 13240 ) e quella delle canne fumarie (EN 1443).
Se l’apparecchio non è certificato, non c’è garanzia sulla qualità dell’apparecchio e sul rispetto delle norme di sicurezza.

Esistono obblighi normativi da rispettare?

Se si vuole installare una stufa o un caminetto è necessario rispettare alcune prescrizioni:

  • E’ obbligatorio presentare un progetto redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice (o da parte di un professionista iscritto negli albi professionali, nel caso di canne fumarie ramificate collettive);
  • I lavori di installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti sono da affidare a imprese abilitate, che devono realizzare gli impianti secondo la regola dell’arte;
  • Al termine dei lavori l’impresa installatrice deve rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati;
  • L’Autorità competente rilascia un certificato di agibilità, previa acquisizione della dichiarazione di conformità;
  • Per rifacimento o installazione di nuovi impianti in edifici già dotati di certificato di agibilità l’impresa installatrice deposita – a fine lavori – la dichiarazione di conformità presso il Comune;
  • La pulizia della canna fumaria non è obbligatoria per legge, ma dovrebbe essere fatta per motivi di sicurezza e per assicurare un corretto funzionamento dell’apparecchio.

Che cosa è la biomassa?

Il termine biomassa comprende materiali molto eterogenei che hanno in comune l’origine organica e il fatto di non aver subito alcun processo di fossilizzazione; tali materiali spaziano dalle produzioni forestali ai residui delle pratiche zootecniche, ai rifiuti solidi urbani.
Negli apparecchi domestici sono utilizzabili solo biomasse legnose allo stato naturale.

Quali tipi di materiali legnosi si possono bruciare nell’apparecchio domestico?

Nei caminetti, nelle stufe e nella caldaie a legna caricate manualmente può essere bruciata unicamente legna in pezzi allo stato naturale; negli impianti a carica automatica può essere bruciata legna allo stato naturale in forma di cippato o pellet.

Cosa si intende per “legna allo stato naturale”?

Si intende la legna naturale in pezzi proveniente dal bosco compresa la corteccia che vi aderisce (ad esempio: ciocchi, ramaglie e pigne, ritagli provenienti da segherie, bricchetti e pellet esenti da leganti o altre sostanze) e la legna naturale non in pezzi proveniente dal bosco (ad esempio: cippato, corteccia o segatura di segherie).

Perchè la legna brucia male e non scalda?

In primo luogo  la legna che adoperiamo deve essere stagionata bene. La legna per bruciare in modo ottimale deve aver fatto un processo di essicazione che può avvenire in modo naturale o artificiale, quindi fuori all’aria aperta per un periodo di mesi o essicata all’interno di un essicatoio per una quindicina di giorni. Cambia il termine e modalità ma non la sostanza. La legna per riscaldare al meglio deve avere un umidità tra il 15% e il 20%. Se andiamo oltre a questa percentuale possiamo avere questi problemi:
legna che frigge, legna che non rende ,legna che essendo umida sporca in modo esponenziale la canna fumaria e la stessa stufa/camino e soprattutto andiamo ad INQUINARE l’ambiente. Quindi la legna da ardere che si va ad acquistare deve essere garantita SECCA.

Cosa si intende con il termine tronchetto?

Legna in pezzi, ciocco di legna e tronchetto sono sinonimi.
Il tronchetto rappresenta la pezzatura del legno più utilizzata nei piccoli generatori di calore; la lunghezza ideale del pezzo varia a seconda della dimensione interna del combustore: le misure più comuni sono 30 e 50 cm.
Solitamente il tronchetto è venduto dopo due anni di stagionatura, quando l’umidità si aggira introno al 20%.

Cosa sono cippato e pellet?

Il cippato – che consiste in legno ridotto in scaglie con dimensioni variabili da alcuni millimetri ad un paio di centimetri – si ottiene generalmente dallo sminuzzamento (o cippatura) del legno fresco, appena tagliato; deriva solitamente dagli scarti dei tagli in bosco o dei pioppeti, ma anche dalle potature delle alberature cittadine. Il cippato può derivare anche dall’industria di prima lavorazione del legno.
Il pellet – che consiste in piccoli cilindri di legno del diametro di 6-8 mm – si ottiene attraverso lavorazioni meccaniche che sottopongono la segatura del legno essiccata e finemente lavorata ad altissime pressioni: la compattezza e la forma sono determinate dall’effetto legante della lignina, attivato dal calore sprigionato durante la lavorazione. Grazie alla produzione di pellet, gli scarti del legno – che in passato venivano utilizzati solo in parte o buttati – oggi vengono riutilizzati al 100%.
A livello nazionale non vige l’obbligo di certificare la qualità del pellet; nonostante ciò molti produttori stanno aderendo volontariamente a certificazioni internazionali quali DIN-PLUS o ENplus.

Come si riconosce un pellet di buona qualità?

Per prima cosa è necessario verificare le indicazioni apposte sulla confezione. Ciò significa che sono da evitare pellet contenuti in imballaggi “anonimi”(cioè privi del nome del produttore e di qualunque indicazione sulla composizione) oppure venduti sfusi in assenza di documentazione di accompagnamento.
Il parametro più importante da verificare è il contenuto di ceneri: infatti un pellet che contiene più ceneri produce anche più polveri nella combustione, e costringe a pulire più frequentemente l’apparecchio.
Un altro parametro importante è la quantità di polvere di segatura nel sacchetto: tanta segatura indica che il pellet tende a sfaldarsi e darà problemi di pulizia in casa e all’interno della stufa.

L’apparecchio a legna può provocare incendi?

Come la maggior parte delle apparecchiature, anche i generatori di calore domestici possono risultare pericolosi se – per qualsiasi motivo – funzionano male.
Le principali cause di incendio sono la realizzazione “non a regola d’arte” dell’impianto e l’assenza di manutenzione della canna fumaria. E’ quindi necessario rispettare tutti gli obblighi normativi previsti nella costruzione dell’impianto e della canna fumaria, rivolgendosi ad un professionista abilitato.
E’ inoltre necessario pulire regolarmente la canna fumaria: in caso contrario la fuliggine depositata all’interno può prendere fuoco innescando l’incendio.

Perché la legna invece dei combustibili convenzionali?

La legna è una fonte energetica rinnovabile.
Le fonti rinnovabili (biomasse, sole, vento, salti d’acqua, geotermia) vengono “rinnovate” in natura a velocità paragonabili a quelle con cui vengono “consumate”: possono quindi essere considerate virtualmente inesauribili.
I combustibili convenzionali (carbone, derivati del petrolio, metano) sono fonti energetiche non rinnovabili perché si sono formati in millenni, e di millenni necessitano per riformarsi: sono quindi di fatto destinati ad esaurirsi. La combustione dei combustibili fossili, inoltre, provoca l’emissione nell’atmosfera di biossido di carbonio (CO2): a partire dall’epoca della prima rivoluzione industriale tale gas si è accumulato in atmosfera, accentuando il fenomeno naturale comunemente chiamato “effetto serra” e determinando un riscaldamento globale e altri cambiamenti climatici a livello planetario.
La combustione della legna viene considerata praticamente neutra in termini di contributo alle emissioni di gas serra perché generata attraverso la fotosintesi a partire da CO2 già presente in atmosfera. Le uniche emissioni di gas climalteranti sono legate al ciclo della produzione (principalmente piantumazione, taglio e trasporto).

Quali sono gli elementi a favore nell’uso della legna?

Molti elementi giocano a favore dell’utilizzo della legna come fonte energetica: costituisce un elemento di diversificazione dell’approvvigionamento energetico, a livello locale contribuisce a creare occupazione e sostiene il miglioramento forestale, è di origine biogenica e quindi è utile per contrastare i cambiamenti climatici in atto in quanto riduce l’utilizzo dei combustibili fossili.

Come si elimina la cenere spenta?

La cenere della legna naturale è un rifiuto e quindi va smaltita secondo le regole della raccolta differenziata.
Ogni amministrazione adotta proprie strategie di raccolta differenziata dei rifiuti: la maggior parte dei Comuni che raccolgono separatamente la frazione umida dei RSU richiede di eliminare la cenere spenta di legno con tale frazione, finalizzata alla produzione di compost di qualità; alcuni Comuni, invece, richiedono specificatamente di non introdurre cenere nei rifiuti compostabili.
I Comuni che non raccolgono separatamente la frazione umida chiedono di eliminare la cenere di legna con i rifiuti generici indifferenziati.
È quindi indispensabile chiedere direttamente all’amministrazione comunale nel cui territorio ricade l’impianto domestico a legna la corretta modalità di smaltimento delle ceneri.